Cuochi Provincia Granda

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Associazione Cuochi Provincia Granda

L’Associazione Cuochi Cuneo

La nostra Associazione è un insieme di persone con un unico interesse:  cucinare. Lo scopo è quello di mantenere aggiornati gli chef di ieri e di educare gli chef di oggi aiutandoli a crescere professionalmente.

Formazione ed eventi

Per una crescita collettiva non possono mancare gli eventi organizzati dall’Associazione cuochi Cuneo per scopo educativo e professionale, per favorire sbocchi lavorativi per i più giovani e non solo.

Partner commerciali

Un grazie a tutti coloro che sostengono il nostro progetto. Questo ci permette di constinuare a crescere e rendere più roseo il futoro dei nostri chef più giovani.

Consiglio direttivo
Massimo Camia Presidente

Prosek, Fipe-Confcommercio: “350mila locali pronti a garantire e difendere l'eccellenza del prosecco italiano”

I bar e i ristoranti italiani sono pronti a schierarsi in difesa del Made in Italy e dei prodotti di qualità contro quello che vuole essere a tutti gli effetti un tentativo di sdoganare l’italian sounding anche in Europa. In particolare, la Fipe-Confcommercio, Federazione italiana dei Pubblici Esercizi è pronta a sostenere il governo e le associazioni di categoria, nella battaglia contro il riconoscimento del Prosek croato da parte dell’Unione europea, che metterebbe in difficoltà il variegato mondo imprenditoriale e agricolo che ruota attorno al Prosecco Doc italiano.

“Il Prosecco è un’eccellenza del nostro Paese e qualifica lo stile di vita italiano al pari del caffè espresso e degli spaghetti – sottolinea con forza Fipe-Confcommercio -. Uno stile di vita che si sublima nei 350mila locali italiani, dove la sapienza di migliaia di lavoratori, bartender e sommelier, consente di somministrare il prosecco alla giusta temperatura e nelle giuste modalità. Noi siamo il terminale ultimo di una filiera agroalimentare che produce, distribuisce e infine somministra uno spumante di qualità eccellente e come tali siamo pronti a fare la nostra parte in questa battaglia”.

Delle oltre 378 milioni di bottiglie prodotte nel 2019, 108 milioni sono state destinate al mercato italiano e di queste il 32% è stato servito nei pubblici esercizi.

Perché colpire indiscriminatamente un’intera categoria produttiva?

Nei giorni scorsi è apparso su La Stampa, con eco sui social, un articolo dal titolo “cuochi e camerieri stufi di essere sfruttati”.

Fa bene la Preside dell’Alberghiero di Mondovì a sostenere che esistono aziende eccellenti ed integre, perché così è per la maggioranza. Per contro di fatto l’articolo, dal titolo, suscita nel lettore sdegno e rimprovera un’intera categoria. Cosa sbagliata. Si potrebbe dire che a causa di pochi incapaci dirigenti scolastici la scuola italiana faccia acqua da tutte le parti? Sarebbe ingiusto.

Ritengo pertanto doveroso prendere le distanze da affermazioni qualunquiste e generiche che sfruttano echi ridondanti. Esiste un interlocutore quale l’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo con la quale la Preside avrebbe fatto bene a confrontarsi.

Assurdo fare gli esterofili paragonando gli stipendi in Germania; dove i 1.800,00€ valgono tanto quanto la metà in Italia a causa della differenza di parametro del costo della vita. Aggiungo che quel salario qui in Italia non lo raggiunge (forse) nemmeno un operaio specializzato in una grande fabbrica. Figuriamoci se l’economia di un ristorante può permetterselo per un giovane o una giovane che escono, imberbi e da formare nella pratica!, da un istituto alberghiero.

Il lavoro stagionale esiste da sempre. Quello a chiamata è frutto dell’insicurezza del momento che dilaga. Ma chi è veramente preparato e ben disposto – nella sua accezione più positiva - ha ampie possibilità di trovare lavoro. La gavetta invece è stata negli anni lo strumento di crescita che ha portato alla ribalta grandi nomi della ristorazione ma non solo di quella in ambito turistico. La gavetta non è uno strumento di sfruttamento, bensì costituisce il graduale inserimento di un giovane in un ambito lavorativo, come quello della ristorazione, che richiede spirito di abnegazione, di dedizione, di aggiornamento e studio continuo. Se si vuole avere successo.

Fondamentale per fare ciò occorre avere la passione quale molla che ti fa abbracciare questa professione. Le ore che si devono dedicare non corrispondono, è vero, alle canoniche 8 di un qualsiasi impiegato. Ma sono le stesse che dedica un qualsiasi imprenditore legato al mondo del servizio. Si lavora quando gli altri si divertono, è vero. Ma è una scelta che ciascuno è libero di fare o non fare. Inutile pertanto frequentare l’Alberghiero se poi non si è pronti a lavorare il sabato e la domenica, Ferragosto piuttosto che il giorno di Natale o a San Silvestro. Questo è.

Concordo che gli stipendi dovrebbero essere più alti e forse, come qualcuno ha già affermato, lo Stato (messaggio chiaro), anziché supportare i “sofaisti” con il reddito di cittadinanza, farebbe meglio a sollevare la tassazione delle imprese, chiedendo in cambio a queste di riversare le detrazioni ricevute in favore dei dipendenti aumentando così i salari di questi.

Concludo, relativamente alle difficoltà delle imprese a reperire mano d’opera, evidenziando quante siano le offerte di posti di lavoro che restano prive di risposta. Tante, troppe. E non solo nel Cuneese. Con la conseguenza, assurda dopo tutto quanto la categoria ha patito durante la pandemia, di obbligare gli imprenditori a rimboccarsi le maniche e a tornare loro stessi a fare i cuochi, i camerieri e persino i lavapiatti.

Sarà solo colpa dello “sfruttamento indotto”?

 

Comm. Giorgio Chiesa, Presidente Pro tempore Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo

Green pass obbligatorio per i dipendenti

Fipe-Confcommercio: “Siamo favorevoli, ma servono regole chiare e tempo per organizzarsi”

“La nostra federazione è da sempre dalla parte di chi ritiene che dalla pandemia si esce con la vaccinazione e, dunque, a favore del green pass anche per i lavoratori delle proprie imprese. A patto, però, che questa non sia una scorciatoia per non affrontare il tema dell’uso estensivo del green pass a tutto il mondo del lavoro e che si chiariscano alcuni punti fondamentali. In primis bisogna riflettere sui tempi di introduzione di tale misura per dare un preavviso congruo e consentire a chi sceglie di vaccinarsi di poterlo fare in coerenza ai protocolli sanitari e alla pianificazione della campagna vaccinale. Un provvedimento senza programmazione metterebbe in grande difficoltà sia i lavoratori che le imprese. Altro punto fondamentale riguarda il rapporto con quei dipendenti che decideranno liberamente di non dotarsi del green pass. Quali saranno le responsabilità e gli obblighi del datore di lavoro? Su questo è necessario un quadro normativo chiaro. La priorità è mettere gli imprenditori nelle condizioni di gestire eventuali criticità senza alcun onere oltre quello, già di per sé assai pesante, di non poter utilizzare una parte del personale”.

Questo il commento di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, sull’ipotesi di introduzione dell’obbligo di carta verde per i dipendenti dei pubblici esercizi a partire dalle prossime settimane.

Inflazione, Fipe-Confcommercio: “L’estate congela i prezzi della ristorazione. Pesa l'incertezza sul futoro”

Nonostante l’alta stagione, i prezzi della ristorazione non si muovono. Tra maggio e agosto i prezzi di ristoranti e bar sono aumentati di appena lo 0,8%, due decimi di punto al di sotto dell’inflazione generale. Anche su base annua, la crescita dei prezzi del settore risulta più bassa rispetto al dato nazionale: l’incremento dell’inflazione si è fermato al 2%, un decimo di punto al di sotto della media generale.

“La debolezza della dinamica inflazionistica disettore – commenta l’Ufficio Studi di Fipe, Federazione italiana dei Pubblici esercizi – indica il permanere di un quadro di incertezza che preoccupa fortemente le imprese. I prossimi mesi non saranno facili perché l’evoluzione del quadro sanitario e della campagna vaccinale non consente di sgomberare definitivamente il campo da un possibile ritorno della stagione delle misure restrittive”.

Fipe-Confcommercio: “Ripresa lenta per la ristorazione: meno 2 miliardi rispetto all'estate 2019”

Nonostante la ripresa delle attività a pieno regime, i fatturati di bar e ristoranti sono ancora lontani dal periodo pre crisi. L’estate 2021, con l’Italia in zona bianca e nonostante l’introduzione del vincolo del green pass, ha visto un incremento degli incassi per i pubblici esercizi pari a tre miliardi di euro rispetto a un anno fa, ma ancora non basta. Secondo l’Ufficio Studi di FipeConfcommercio, rispetto all’estate 2019, l’ultima prima del Covid, la ristorazione ha incassato circa 2 miliardi di euro in meno. Un dato sul quale pesa in particolare la troppo lenta ripresa dei flussi turistici internazionali che incide negativamente sulle performance delle città d’arte. Anche per questo è necessario stabilizzare la ripartenza, scongiurando in ogni modo nuove chiusure e misure restrittive ai danni delle imprese.

Fipe-Confcommercio: “Siamo pronti sul Green Pass, ma non a controllare i documenti d'identità. Non siamo pubblici ufficiali”

Da oggi 270 mila bar e ristoranti sono pronti, pur tra notevoli difficoltà organizzative, al controllo dei green pass dei clienti che consumano al tavolo all’interno dei locali. Non manca tuttavia chi, soprattutto tra i bar, ha scelto di eliminare il consumo al tavolo perché non in grado di garantire il controllo dei certificati.

Ma l’ipotesi di dover controllare anche i documenti di identità viene vissuta con profondo disagio perché rappresenta un atto di sfiducia nei riguardi dei clienti e una forzatura perché gli imprenditori e gli addetti non possono svolgere funzioni da pubblico ufficiale.

“La responsabilità dell’uso improprio del green pass - spiega FipeConfcommercio - non può ricadere sulle imprese ed è per questo che fin dall’inizio abbiamo sostenuto la procedura dell’autocertificazione che è stata alla base di tutte le norme varate nei momenti più complicati della pandemia. Occorre immediatamente mettere mano al decreto legge per correggere una distorsione che le imprese faranno fatica ad applicare”.

Da ultimo va segnalata la difficoltà di quel 40% di imprese che non hanno spazi esterni che si troveranno a respingere i turisti che provengono da quei Paesi che hanno somministrato vaccini non riconosciuti dall’EMA. Un bel paradosso in piena stagione turistica.

Green Pass, Fipe-Confcommercio: “Nessuna deroga speciale, ma serve l'autocertificazione per i controlli”

“A partire dal 6 agosto, i gestori di bar e ristoranti faranno quanto possibile per favorire il controllo del green pass di chi vorrà accedere agli spazi al chiuso, ma serve la possibilità di utilizzare l’autocertificazione per responsabilizzare i clienti. Noi faremo ancora una volta la nostra parte con grande senso di responsabilità e spirito di sacrificio, nonostante la consapevolezza che la norma rischia di impedire l’accesso ai locali di una fetta consistente di popolazione, in particolare giovani e giovanissimi, che è ancora in attesa di ricevere la prima dose di vaccino. Non per una scelta individuale, sia chiaro, ma per i tempi tecnici di una campagna vaccinale che ancora non si è conclusa.

Quello che va evitato con tutti i mezzi è che si prevedano deroghe all’obbligo di ingresso con il green pass. Se il governo ha deciso di utilizzare questo strumento per contenere la circolazione del virus, la norma deve essere applicata in tutti i luoghi in cui si somministrano cibi e bevande. Senza eccezioni. Altrimenti, si finirebbe per introdurre una ulteriore discriminazione, penalizzando alcune imprese e favorendone altre. Questo non può in alcun modo essere consentito. Nello stesso mercato, devono valere le stesse regole”.

Così Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi.

Silvana Musej, medaglia d’argento al primo trofeo “Migliore professionista Lady Chef”, unica rappresentante della Regione Piemonte. L’Associazione Cuochi Provincia Granda ai vertici nazionali

Chiapella, “Un nuovo importante risultato, frutto della tenacia e della maestria nel cucinare materie prime semplici e popolari con un unico filo conduttore, i prodotti del Territorio”

L’enogastronomia della provincia di Cuneo può fregiarsi di un nuovo importante riconoscimento, la medaglia d’argento conquistata da Silvana Musej, chef del Relais Cuba di Cuneo in occasione della finale nazionale del Trofeo Migliore Professionista Lady Chef, tenutosi a Ponsacco in provincia di Pisa, in collaborazione con Cirio Alta Cucina.

Messe da parte le difficoltà nel contesto temporale della scorsa primavera, la competizione prevedeva gli accostamenti del pomodoro con le tipicità del territorio; il piatto, una main course, primo piatto, tutti gli ingredienti a carico del concorrente, tranne il pomodoro Cirio Alta Cucina

“Conosco Silvana - afferma Luca Chiapella, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo – e la sua tenacia e caparbietà nel lavoro, la cura che mette nella scelta degli ingredienti nell’attività quotidiana”.

“Le faccio i miei complimenti – sottolinea Chiapella – personali ed anche a nome della nostra organizzazione per il risultato conseguito ed all’Associazione Cuochi Provincia Granda che può annoverare tra le loro fila professionisti di tale livello”. “L’Associazione, nata all’interno dell’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo, aderente a Confcommercio, continua il percorso di crescita e professionalità ai vertici dell’enogastronomia italiana”.

Non dimentichiamo che il trofeo era rivolto alle Lady Chef professioniste iscritte alla Fic, Federazione Italiana Cuochi, che ha organizzato la competizione all’interno dei Campionati della Cucina Italiana, che trattasi di competizioni ufficiali riconosciute dalla World Chef, Società Mondiale degli Chef.

“Ringrazio – interviene Silvana Musej – il presidente Chiapella per i complimenti; effettivamente il contesto nel quale si è svolto il concorso non era dei più favorevoli, visto il periodo”.

“Il piatto preparato che ha vinto la medaglia d’argento è un percorso di gusto che riunisce sapori della tradizione, materie prime semplici e popolari a realizzazioni ed ingredienti più raffinati e ricercati; con un unico filo conduttore: la Terra d’origine”.

“La Fassona piemontese, presentata in tre diversi tagli: le polpette di cervella rese golose dall’impanatura e dal pomodoro secco, l’animella scottata nel burro di cacao, tagli poveri in contrasto con il filetto al fondo bruno, parte pregiata esaltata da una marinatura di ventiquattro ore”.

“Protagonista lui, il pomodoro Cirio, originario proprio di questa terra, proposto in più forme per valorizzarne le diverse sfaccettature del gusto: la dolcezza con l’emulsione di datterini che armonizza le tre scelte di carne, l’acidità e la corposità con i pomodorini ripieni cotti nella loro salsa ed il guscio, gustosa pasta biscottate con concentrato di pomodoro”.

“A contorno la giardiniera eseguita all’insegna del procedimento originale, che richiama le conserve della nonna, le bürnie racchiuse in cantina ed aperte nelle occasioni speciali”.

“Una camminata tra l’orto ed il pascolo con un pranzo servito in campagna, tra profumi e ricordi, in una domenica di festa”.

Infine, Silvana Musej ha partecipato a Napoli al Festival della Salute e del Benessere femminile-Protagoniste in Cucina (show cooking area dell’evento donne, intesa tra Cattedra Unesco e MySocialRecipe), presentando la ricetta intitolata “dove nasce il Po”, composta da Carnaroli alla tuma del mel, ortica e salmerino alpino, marinato e fiori di aglio ursino, creata per l’occasione, portando un po’ di Piemonte a Napoli.

“Auguro a Silvana Musej – conclude Luca Chiapella – ed all’Associazione Cuochi Provincia Granda di proseguire su questa strada, di nuovi successi ed affermazioni; Confcommercio e l’Associazione Albergatori sono sempre al loro fianco con il massimo supporto”.

“Sotto il Segno della Lumaca”, la chiocciola d’asporto nei ristoranti e trattorie di Borgo San Dalmazzo e delle sue Valli

La rassegna gastronomica ripensata sotto una formula diversa nel rispetto delle norme anti Covid ad accompagnare l’evento “Aspettando la 452ma Fiera Fredda”

Torna la rassegna gastronomica di Borgo San Dalmazzo e delle sue valli “Sotto il segno della lumaca”. Nata dalla collaborazione con l'Associazione Albergatori Esercenti Operatori Turistici della provincia di Cuneo, aderente a Confcommercio-Imprese per l'Italia della provincia di Cuneo, l’iniziativa coinvolge i ristoranti e trattorie del territorio, permettendo di gustare prelibati menù a base di lumache e di prodotti tipici locali. Un’occasione per assaporare le ricchezze enogastronomiche della zona, acquistabili con l’asporto e la consegna a domicilio, nel rigido rispetto delle norme anti Covid-19.

“La promozione del territorio – afferma Luca Chiapella, presidente di Confcommercio Cuneo - passa dalla buona cucina; si tratta di un’occasione per tutti gli amanti del buon cibo, di scoprire le ricette e le proposte dei migliori chef del territorio. Menù unici, imperdibili, una vera esperienza nell’esperienza”. 

I ristoranti aderenti, che espongono il marchio della rassegna, sono dieci:

Amunse di Borgo San Dalmazzo;

Hotel Ristorante Pizzeria Le Lanterne di frazione Beguda a Borgo San Dalmazzo;

Antica Trattoria Gabri di Madonna Bruna frazione di Borgo San Dalmazzo;

Ristorante Pizzeria Drago 3 di Borgo San Dalmazzo,

Osteria Santino di San Defendente di Cervasca;

Ristorante Real Park di Entracque;

Albergo Ristorante Fungo Reale di Valloriate;

Albergo Ristorante Tre Colombe di Valloriate;

Ristorante Ruota 2 di Andonno frazione di Valdieri;

Hotel Ristorante Ligure di Vinadio. 

L’aggregazione dei ristoranti e trattorie delle Valli Stura, Gesso e Vermenagna nell’iniziativa denominata “Sotto il Segno della Lumaca” – dichiara Giorgio Chiesa, presidente dell’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo - è un’importante collaborazione con il Comune di Borgo San Dalmazzo e l’Associazione Ente Fiera Fredda della Lumaca di Borgo San Dalmazzo, che prosegue e si rinnova da oltre 20 anni ed anche quest’anno in una situazione molto complessa, grazie ai nostri Chef e Ristoratori, paladini e ambasciatori del gusto”.

“Chi acquisterà, con asporto e consegna a domicilio, dai ristoranti e nelle trattorie aderenti – sottolinea Chiesa – saprà di sostenere un’economia in grave difficoltà, ma avrà la possibilità di gustare le chiocciole, ricchezza del territorio delle vallate confluenti su Borgo San Dalmazzo, cucinate secondo la Tradizione ed in versioni innovative. Davvero un’esperienza unica!”.

“Ancor più quest’anno – conclude Chiapella - a loro, i nostri ristoranti e le nostre trattorie, va il nostro ringraziamento per la collaborazione, pur in condizioni estreme”. 

Manifestazione Fipe, il grido dei 10mila: “Siamo a terra! Ci rialzeremo, ma gli aiuti arrivino subito”

Piazze piene in tutta la penisola per la protesta pacifica organizzata dalla Federazione dei Pubblici Esercizi. Appello al Governo: “Fate presto, altrimenti riaprire sarà impossibile”

Una protesta tanto ordinata e silenziosa quanto determinata. Sono oltre 10mila le persone che si sono riunite nelle 25 piazze allestite lungo tutta la penisola per esprimere i valori economici e sociali della ristorazione e dell'intrattenimento italiano. La chiusura anticipata di bar e ristoranti e le misure restrittive nei confronti di imprese di catering, banqueting e intrattenimento, rischia di essere il colpo di grazia ad un settore sull'orlo del baratro fallimentare.

Imprenditrici e imprenditori che, chiamati a raccolta da Fipe–Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, hanno simbolicamente apparecchiato per terra, disponendo oltre 1000 coperti rovesciati a ricordare alla politica lo stato di emergenza nel quale versa il settore della ristorazione con 300mila posti di lavoro a rischio, 50mila aziende che potrebbero chiudere entro fine 2020 e 2,7 miliardi di euro bruciati solo per effetto dell’ultimo decreto. Protesta del tutto apolitica, pacifica e nel pieno rispetto delle regole, a dimostrazione del grande senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato gli imprenditori del settore.

“Noi oggi siamo a terra ma non ci arrendiamo – sottolinea il Presidente della Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani -. Prima della pandemia davamo da mangiare a oltre 11 milioni di persone ogni giorno e vogliamo continuare a farlo. Oggi ci viene chiesto di sospendere la nostra attività per senso di responsabilità e per contribuire a ridurre l’impennata dei contagi. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, pur sapendo che i nostri locali sono sicuri. Lo sappiamo perché lo dicono i dati e lo sappiamo perché nei mesi scorsi abbiamo investito tempo, risorse ed energie per renderli sicuri. Non siamo untori e rivendichiamo il diritto di lavorare”.

“Il Decreto Ristori approvato dal Governo – prosegue Stoppani - è un primo importante segnale che va apprezzato, ma dopo decine di provvedimenti che hanno avuto problemi a diventare realmente operativi, penso ad esempio ai ritardi della cassa integrazione, il fattore tempo è essenziale per recuperare un po' di fiducia nelle istituzioni. Se le risorse promesse non arriveranno sui conti correnti degli imprenditori entro i primi giorni di novembre, il Paese perderà una componente essenziale dell’agroalimentare e dell’offerta turistica che da sempre ci rendono unici al mondo”.

Proprio per ribadire l’importanza del settore della ristorazione e dei pubblici esercizi in generale, i partecipanti alla manifestazione hanno imbracciato una serie di cartelli con impresse le loro parole d’ordine: dalle categorie professionali (cuochi, lavapiatti, bartender, sommelier, bagnini…) ai valori rappresentati (professionalità, accoglienza, ospitalità, passione…) ai numeri della crisi. Un modo per raccontare un mondo di saperi che rischia di perdersi.

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Perché colpire indiscriminatamente un’intera categoria produttiva?

Nei giorni scorsi è apparso su La Stampa, con eco sui social, un articolo dal titolo “cuochi e camerieri stufi di essere sfruttati”.

Green pass obbligatorio per i dipendenti

Fipe-Confcommercio: “Siamo favorevoli, ma servono regole chiare e tempo per organizzarsi”