Federazione Moda Italia

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Federazione Moda Italia è la più importante rappresentanza d'impresa del settore Moda in Italia costituita nel 1949.

In base all'art. 2 dello Statuto, con riferimento agli ambiti settoriali riconosciuti da Confcommercio-Imprese per l'Italia, Federazione Moda Italia costituisce il sistema di rappresentanza unitario nazionale dei soggetti imprenditoriali che esercitano le attività del commercio al dettaglio e all'ingrosso del settore Moda (e quindi abbigliamento, intimo, calzature, pelletterie), accessori, tessile per la casa ed articoli sportivi, o in attività a queste contigue o affini, che si riconoscono nei valori del mercato e della concorrenza, della responsabilità sociale dell'attività d'impresa e del servizio reso ai cittadini, ai consumatori e agli utenti, ex art. 13 dello Statuto confederale. Tutela e rappresenta a livello nazionale gli interessi sociali ed economici degli operatori fornendo servizi di informazione, formazione, assistenza e consulenza, in coerenza con le esigenze di sviluppo economico, di qualificazione e di supporto.

Federazione Moda Italia è la più importante Organizzazione di rappresentanza del dettaglio e ingrosso dei settori Moda, abbigliamento, calzature, tessile per arredamento, tessuti per abbigliamento, pelletterie, accessori, articoli sportivi, con oltre 30.000 imprese commerciali piccole e medie associate. Aderisce a Confcommercio Imprese per l'Italia e rappresenta le attività delle 92 Associazioni Provinciali di categoria italiane.

Federazione Moda Italia nasce dalla Federazione Nazionale Dettaglianti Tessili Abbigliamento Arredamento fondata il 14 aprile del 1949 assumendo, nel gennaio del 2002, l'attuale denominazione a seguito dall'avvenuta fusione per incorporazione tra Federabbigliamento (incorporante), la Federazione Nazionale Grossisti Abbigliamento e la Federazione Nazionale Pelletterie e Valigerie (incorporate) e nel luglio 2018 Federcalzature.

Federazione Moda Italia, in particolare, tutela gli interessi generali dei soggetti imprenditoriali e professionali che operano nei settori indicati, prefiggendosi di:

- promuovere e tutelare gli interessi morali, sociali ed economici dei soggetti rappresentati nei confronti di qualsiasi organismo, sia pubblico che privato;

- favorire le relazioni fra gli associati per lo studio e la risoluzione dei problemi di comune interesse;

- valutare e risolvere problemi di carattere organizzativo economico e sociale;

- assistere e rappresentare gli associati nella stipulazione di contratti collettivi integrativi e/o nella promozione di ogni altra intesa od accordo di carattere economico o finanziario;

- designare e nominare i propri rappresentanti o delegati in enti, organi o commissioni ove tale rappresentanza sia richiesta od ammessa;

- promuovere e favorire servizi e attivitàdi assistenza alle imprese associate, sotto qualunque forma giuridica, direttamente o indirettamente;

- assumere iniziative intese a promuovere la formazione professionale, tecnica e sindacale degli imprenditori e dei loro dipendenti, nonché porre in atto le azioni necessarie alla formazione di aspiranti imprenditori; concorrere economicamente al conseguimento di tutte le proprie finalità; espletare ogni altro compito che dalle leggi o da deliberati dell'Assemblea sia ad essa direttamente affidato.

Consiglio direttivo
Roberto Ricchiardi Presidente
Claudio Balansino Vice Presidente Vicario
Micaela Delsanto Vice Presidente
Paolo Marini Vice Presidente
Manuela Pecchio Consigliere
Cinzia Ellena Consigliere
Valeria Bellino Consigliere
Nadia Di Mauro Consigliere

L’assenza di turisti stranieri sottrae allo shopping a saldo circa 800 milioni

Federazione Moda Italia-Confcommercio: "+21% di spesa media per famiglia, ma ancora lontani dal periodo pre-covid"

“Le aspettative di spesa media a famiglia per questi saldi estivi sono in crescita rispetto allo scorso anno + 21%, ma ancora in perdita sui livelli pre-Covid di almeno il 40%, considerando anche l’assenza dello shopping tourism che da solo vale circa 800 milioni di euro facendo registrare uno scontrino medio nella moda di 861 euro”: così Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio a commento dell’avvio da domani in quasi tutta Italia dei saldi estivi.

“Dopo un lungo torpore e tante rinunce, i saldi estivi rappresentano un banco di prova per la ripartenza del settore che ha perso, durante il lockdown, il 35% della propria capacità lavorativa, a causa della chiusura forzata per decreto, tra le pochissime attività commerciali, dei negozi di moda per 138 giorni. Auspichiamo, quindi, che siano saldi all’insegna della positività, dato l’incremento del clima di fiducia e della presenza degli italiani nel nostro Paese durante le vacanze estive; della prossimità, in modo da alimentare l’economia delle nostre città con gli acquisti nei negozi di fiducia; del ritorno ad una nuova normalità, grazie alla campagna di vaccinazione e ad un’Italia tutta in zona bianca”.

Saldi estivi 2021, sabato 3 luglio si inizia in Piemonte

Ricchiardi, “attendiamo i clienti con i servizi che soltanto i negozi di vicinato possono offrire, per la categoria una boccata d’ossigeno dopo l’annus horribilis”

“Siamo pronti - dichiara Roberto Ricchiardi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo - ad accogliere i clienti con i servizi di consulenza ed assistenza post  vendita che soltanto i negozi di vicinato possono offrire, garantendo il rispetto delle regole in accordo a livello nazionale con le Associazioni dei Consumatori”.

“Ci aspettiamo – precisa Ricchiardi - consumi in crescita rispetto allo scorso anno ma, soprattutto, una conferma del trend degli acquisti nei negozi di prossimità”.

I saldi inizieranno sabato 3 luglio, per una durata di otto settimane ed interesseranno tutti quei settori soggetti all’evoluzione della moda ed alla stagionalità, quindi, per esempio, abbigliamento, calzature, accessori moda, abbigliamento sportivo, casalinghi e quant’altro.

L’uniformità di norme previste da Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna dovrebbe evitare le cosiddette “migrazioni da saldi”

“L’auspicio – interviene Luca Chiapella, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo – è che riparta la corsa allo shopping; dopo un lungo periodo di restrizioni ci auguriamo che i saldi estivi possano rappresentare un’occasione importante per recuperare il tempo perduto.

“Inoltre – conclude Chiapella - attendiamo dal Governo una forte presa di posizione per l’introduzione di un’imposta minima globale sui ricavi dei colossi del web nei Paesi in cui operano. È una soluzione fondamentale per riequilibrare i rapporti di forza in un mercato che non può rimanere senza regole. Occorre dare certezze alle imprese per garantire i valori della nostra società, della nostra tradizione”.

Saldi estivi 2021, in Piemonte si inizierà sabato 3 luglio

Ricchiardi, “la delibera regionale arrivata dopo il confronto positivo con le regioni confinanti – Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna – per evitare possibili migrazioni, con la speranza che possano aiutare la Categoria”

Nei trenta giorni antecedenti sono vietate le vendite promozionali

 

Dopo un iter che ha visto la Regione Piemonte confrontarsi con le confinanti Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna, anche per evitare “migrazioni da saldi”, oltre che con le principali associazioni di categoria, l’Assessore al Commercio Vittoria Poggio ha diffuso la notizia secondo la quale la data di inizio delle vendite di fine stagione decorrerà dal 3 luglio 2021, per una durata di otto settimane anche non continuative e che nei trenta giorni antecedenti sono vietate le vendite promozionali.

“Riteniamo positiva tale decisione – dichiara Roberto Ricchiardi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo – anche per evitare le incertezze dell’anno precedente che tanto danno hanno portato alla Categoria”.

“In questo modo come aziende potremo programmare meglio la stagione – conclude Ricchiardi – e, come asserito dall’Assessore Poggio, confidiamo nella ripresa dei consumi”.

“Tavolo della Moda”, da Giorgetti un impegno per le riaperture

Per il ministro dello Sviluppo economico “è giusta la proposta di permettere l’apertura dei punti vendita anche in zona rossa, con la possibilità di entrare solo per appuntamento”. Federmoda: “dal ministro un segnale di attenzione importante”.

La sede del Ministero dello Sviluppo economico ha ospitato il 21 aprile scorso il primo “Tavolo della Moda” convocato dal Ministro Giancarlo Giorgetti. Si è parlato, tra l’altro, di proroga degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021, di sostegni mirati al settore, di indennizzi calcolati anche sui costi fissi sostenuti e delle questioni fiscali legate al magazzino. Tutti temi che Giorgetti si è impegnato a portare all’attenzione della “cabina di regia” insieme a quello delle aperture (“è giusta la proposta di permettere l’apertura dei punti vendita anche in zona rossa, con la possibilità di entrare solo per appuntamento, altrettanto quella di anticipare le fiere al 15 giugno. Porterò le proposte in Consiglio dei ministri”, ha detto).

In vista delle riaperture, Giorgetti ha quindi annunciato che “insieme al ministro Garavaglia stiamo pensando a un green pass italiano che permetta anche l'ingresso in Italia degli stranieri, fondamentale per il rilancio del settore”. Il ministro ha anche sottolineato che, al di là dell'emergenza “è necessario pensare per un settore strategico per il Paese come quello della moda una nuova politica industriale nei confronti di bravi lavoratori e bravi imprenditori”. Un capitolo a parte è stato infine dedicato all'occupazione femminile, “una parte importante nel settore, che deve essere tutelata”.

“Abbiamo apprezzato la tempestività con cui il ministro Giorgetti ha dato seguito alla nostra proposta di permettere l’apertura dei punti vendita anche in zona rossa con la possibilità di entrare solo per appuntamento, impegnandosi a portarla in Consiglio dei Ministri. Auspichiamo l’attenzione al dettaglio e alla filiera di un settore così importante possa riguardare anche indennizzi congrui rispetto alle perdite effettive, oltre a soluzioni adeguate al problema delle locazioni commerciali e all’annoso problema delle importanti rimanenze di magazzino”. Questo il commento di Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, che nei giorni scorsi aveva lanciato un grido di allarme alle istituzioni.

Celebrata a Cuneo l’ottava edizione della Giornata nazionale “Legalità ci piace!” in collegamento streaming con Confcommercio nazionale

Chiapella, “Occorre porre attenzione alle istanze delle imprese, la pandemia, la crisi di liquidità e la stagnazione dei consumi rischiano di esporre gli imprenditori a fenomeni criminali

Al termine consegnato a S.E. il Prefetto il documento sul fenomeno in Provincia

Grazie alla presenza in video di S.E. il Prefetto Fabrizia Triolo, del Questore Nicola Parisi e di Autorità civili e militari della Provincia e dei presidenti delle dieci Ascom territoriali e dei presidenti delle categorie rappresentate, si è tenuto oggi l’ormai tradizionale appuntamento di Confcommercio, occasione nella quale porre al centro dell’attenzione le problematiche legate al fenomeno dell’illegalità e dell’abusivismo. Al termine è seguito un incontro di una delegazione di Confcommercio ed Associazione Albergatori e Ristoratori con S.E. il Prefetto e la consegna del documento riguardante il tema.

Quest’anno in particolare si è posta l’attenzione su due fenomeni pericolosi legati alla crisi economica e sociale causata da Covid-19 e pandemia, il fenomeno dell’Usura e le infiltrazioni politiche nelle manifestazioni di protesta.

Intere filiere, in particolare quella del turismo – pubblici esercizi, alberghi, tour operatori, trasporti, discoteche, lo shopping, la cultura ed il tempo libero – ma anche molti comparti del commercio al dettaglio, soprattutto abbigliamento, calzature ed accessori moda, hanno registrato crolli verticali di fatturato e moltissime imprese di questi settori hanno chiuso definitivamente l’attività.

“Si tratta di una situazione – afferma Luca Chiapella, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo – che soprattutto durante il primo lockdown si è resa ancor più drammatica con la “pressione” della criminalità, che si è fatta sentire su una consistente parte delle micro e piccole imprese del commercio e dei pubblici esercizi”. “Circa il 10% degli imprenditori è risultato esposto all’usura oppure a tentativi di appropriazione “anomala” dell’azienda”.

Negli ultimi sei mesi è aumentato il numero di imprenditori che ha chiesto prestiti a soggetti fuori dai canali ufficiali (14% contro 10%).

La protesta e la politica, se al di fuori di un quadro di legalità, comportano rischi reali per la tenuta sociale.

“La strumentazione del disagio sociale – precisa Chiapella – e della disperazione da parte di ambienti e politici di vario tipo vanno “a braccetto” quando la rabbia è reale, frutto di un anno di gestione dell’emergenza sanitaria legata al “Covid”.

“Si tratta di una rabbia – interviene Giorgio Chiesa, presidente dell’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo – accumulata per mancati ristori, in molti casi mai arrivati, ma soprattutto a causa di aperture annunciate e poi smentite, adeguamenti e messa in sicurezza dei locali onerose a carico di categorie che non lavorano da mesi; una rabbia dietro la quale si nascondono furbetti ed evasori, però non cambia il problema”.

“Siamo coscienti – conclude Chiapella – che lo Stato non possa farsi carico interamente delle perdite di interi settori, ma ha il dovere di dare certezze su aperture e tutelare chi non può ancora “ripartire””. “In questa situazione di tensione sociale è forte il rischio di attacco all’ordine pubblico ed alla legalità; la strumentazione politica non è ammessa dal nostro punto di vista”. “Denunciamo e condanniamo con fermezza ogni forma di protesta al di fuori della legalità; auspichiamo una significativa velocizzazione delle vaccinazioni e nel contempo date certe sulle riaperture”.

Moda: Basta chiusure! Riaprire subito per salvare filiera, imprese e famiglie

“Non vogliamo un’estate a colori. I negozi devono poter riaprire subito magari su appuntamento. Servono sostegni veri, congrui e rapidi”

A seguito delle grandi preoccupazioni evidenziate dal Consiglio Nazionale di Federazione Moda Italia-Confcommercio ad ogni latitudine per le chiusure ad intermittenza dei negozi di moda che vivono di collezioni stagionali e si sentono fortemente discriminati rispetto alle altre attività commerciali che rimangono aperte anche in zone rosse, il Presidente di Federazione Moda Italia – Confcommercio, Renato Borghi, lancia un appello e una proposta alle Istituzioni: «Basta chiusure dei nostri negozi di abbigliamento, calzature, pelletterie e accessori. L’urgenza è davvero quella di riaprire e di farlo subito, magari anche su appuntamento, perché va salvaguardato anche il diritto al lavoro oltre a quello alla salute. Non vogliamo un’estate a colori! Il futuro non si chiude. Se le aziende sono chiuse e non lavorano, come potranno affrontare le scadenze ?».

«Con questo ultimo lockdown – prosegue Borghi – abbiamo perso ulteriori 3 miliardi di euro in consumi di moda, che rischiano di far chiudere definitivamente molte nostre attività e mettere in crisi l’intera filiera della moda con tanti imprenditori, addetti e famiglie, ma anche le nostre città che si desertificheranno, perderanno l’anima e l’appeal, oltre a relazioni, sicurezza, decoro ed anche valore immobiliare. Insomma, non vogliamo lasciare il nostro futuro ai soli colossi del web che si stanno avvantaggiando proprio dalla chiusura dei nostri negozi».

«Le nostre imprese – conclude Borghi – soffrono e vanno accompagnate con sostegni veri, congrui e rapidi. Altro che pensare a cashback e lotteria degli scontrini che, tra l’altro, sono partiti in un momento decisamente non propizio e con i nostri negozi chiusi, sprecando anche risorse che sarebbero invece da destinare a sostegno delle imprese. Qui siamo di fronte alla lotteria della speranza, appesa ad un filo, di essere quanto prima aperti».

Dopo il flash mob di fine febbraio, prosegue lo stato di agitazione del Settore Wedding/Cerimonie/Eventi con l’incontro odierno con il Prefetto

Chiapella, “Con i colleghi di Insieme per il Wedding abbiamo esposto le problematiche legate alla lunga inattività di un settore che coinvolge una pluralità di interpreti”

Il settore del Wedding-Cerimonie-Eventi è profondamente provato dalla chiusura imposta dal Governo nell’ambito dei provvedimenti della pandemia.

Dopo un mese dal flash mob organizzato in Piazza Galimberti dal raggruppamento “Insieme per il Wedding” in collaborazione con Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo, vista l’assenza di un decisivo cambio di passo da parte del nuovo Governo, una delegazione del settore, composta da Luca Chiapella, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo, Comm. Giorgio Chiesa, presidente dell’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo, Marco Manfrinato, Segretario generale di Confcommercio e Paola Destefanis, Silvio Bella e Luca Giraudo in rappresentanza di “Insieme per il Wedding”, ha incontrato oggi il Prefetto Dr.ssa Fabrizia Triolo per esporre lo stato di profonda prostrazione nel quale vivono migliaia di aziende, professionisti, partite iva e lo loro famiglie.

“Con i Colleghi di “Insieme per il Wedding” – interviene Luca Chiapella, Confcommercio-Imprese per l’Italia-della provincia di Cuneo – abbiamo incontrato il Prefetto quale rappresentante territoriale del Governo, al quale abbiamo portato le istanze di settori diversi tra di loro, ma che insieme rappresentano una percentuale importante del Pil nazionale”.

“Come per altre circostanze – dichiara Chiapella – abbiamo riscontrato da parte della Dr.ssa Triolo profondo interesse rispetto alle problematiche portate alla sua attenzione e delle quali abbiamo ricevuto rassicurazione che verranno portate all’attenzione dei tavoli istituzionali perché si possano ricevere gli opportuni riscontri in termini economici e di prospettiva riguardante la riapertura delle attività”.

“Nel rispetto dei ruoli istituzionali - interviene Giorgio Chiesa, presidente dell’Associazione Albergatori Esercenti ed Operatori Turistici della provincia di Cuneo – abbiamo rappresentato al Prefetto che si tratta di un settore – quello del wedding-cerimonie-eventi che non rientra dei costi immediatamente, ma ha necessità di una programmazione semestrale se non annuale”.

“Come Confcommercio con “Insieme per il Wedding – conclude Luca Chiapella – ribadiamo che le aziende, i liberi professionisti e le partite iva di questo settore strategico dell’economia hanno bisogno di programmazione e questa programmazione può soltanto arrivare da una gestione dell’emergenza che consideri realmente la peculiarità delle categorie coinvolte”.

Il Wedding vuole tornare a lavorare ed a far sognare con matrimoni, cerimonie ed eventi!

Decreto Sostegni: bene l’eliminazione del criterio dei codici ateco, il computo delle perdite dell’intero 2020 sul 2019 e l’estensione della platea dei beneficiari, ma la moda ha subito veramente troppe restrizioni

Renato Borghi: “Un doveroso riscontro alle nostre richieste, ma serve un cambio di paradigma e discontinuità con le scelte discriminatorie per i negozi di moda”

Con il primo provvedimento di sostegno alle imprese della Presidenza Draghi, Federazione Moda Italia-Confcommercio esprime soddisfazione per vedere accolte alcune fondamentali richieste, ma anche delusione per la soglia minima delle perdite. “Il Decreto del Presidente Draghi – afferma Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – risponde ad una logica di semplificazione e viene incontro alle esigenze evidenziate dal nostro comparto. Bene, dunque, il superamento del criterio dei codici ateco che aveva, tra l’altro, portato a un’incomprensibile selezione dei beneficiari e creato figli e figliastri. Viene così data attenzione a tutte le nostre imprese a prescindere dalla collocazione in fasce, al wedding ed ai negozi di camicie e maglieria rimasti per decreto chiusi e mai indennizzati. Ma anche all’ingrosso moda che, pur aperto, non poteva certo vendere a negozi in forte sofferenza per le restrizioni; bene anche la scelta del computo delle perdite sulla media mensile del fatturato del 2019 con quello del 2020; indispensabile poi la prosecuzione della cassa integrazione in deroga per le piccole attività”.

“Purtroppo – prosegue Borghi – la previsione della soglia minima di perdita al 30% del fatturato è troppo penalizzante per il comparto moda che, a differenza di tutti gli altri
settori, vende prodotti soggetti a rapidissima svalutazione. Durante questo drammatico periodo si è dovuto fare notevole ricorso a forti promozioni e saldi, con l'unico obiettivo di pagare i costi fissi e contenere le perdite di fatturato, riducendo i margini. Per questa nostra peculiarità, sarebbe più coerente una soglia di perdita di fatturato del 20%. Servono comunque aiuti immediati alle imprese, liquidità, moratorie fiscali e contributive, sostegni per far fronte alle locazioni commerciali e, considerando l’andamento ancora una volta negativo dei saldi con un calo del 41,1% a gennaio e del 23,3% a febbraio rispetto agli stessi mesi del 2020, un indispensabile contributo sotto forma di credito d’imposta del 30% sulle rimanenze, capace di superare l’annoso problema dei magazzini. Serve, infine, discontinuità – conclude Borghi – e un ripensamento delle restrizioni alle aperture che riguardano quasi esclusivamente il nostro comparto. Non si riesce ancora a comprendere perché un negozio di abbigliamento o di calzature o di pelletteria, nonostante i sacrifici fatti e gli investimenti in sicurezza, rientri tra le pochissime attività commerciali che devono rimanere chiuse per decreto. Se i negozi soffrono, i colossi del web gioiscono con fatturati più che raddoppiati. Nonostante l’apprezzata introduzione della digital tax, ci aspettiamo di operare in un mercato a parità di regole e di tassazione realmente proporzionata agli introiti effettuati nel nostro Paese”.

Emergenza Covid: Il retali della Moda al collasso. Vendite in calo del 23,3% anche con i saldi di febbraio

”Non si può sopravvivere riducendo margini per contenere le perdite di fatturato. Il decreto sostegno rischia di beffare il settore Moda”

Nonostante i saldi, l’andamento delle vendite di quest’inizio d’anno ha registrato un calo del 41,1% a gennaio e del 23,3% a febbraio, senza lasciare spazi a segnali di recupero rispetto alle enormi perdite del 2020. “Ancora non si comprende il motivo per cui un negozio di abbigliamento o calzature o pelletteria – afferma Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – debba essere ricompreso tra quelle poche attività commerciali costrette alla chiusura per decreto in fascia rossa, nonostante gli investimenti fatti in sicurezza e per il rispetto dei protocolli”.

“Al nostro settore – prosegue Borghi – serve un sostegno immediato, reale, congruo e proporzionato alle effettive perdite, soprattutto slegato dalla soglia minima del 33% del fatturato perché i prodotti di moda seguono, come noto, le tendenze delle stagioni stilistiche e quindi sono soggetti a rapidissima svalutazione. Abbiamo avuto a disposizione solo mezze stagioni per la vendita e fatto subito notevole ricorso a forti promozioni e a saldi, con l’unico obiettivo di contenere le perdite di fatturato. Una soluzione che ha certamente aiutato i negozi ad avere liquidità per pagare personale, fornitori, affitti, tasse e spese vive, ma ha contestualmente generato una drastica riduzione dei margini, mettendo così a rischio il modello di business e la stessa sopravvivenza dei fashion store. Per questa peculiarità, la soglia di perdita di fatturato coerente per il dettaglio moda risulta, pertanto, del 20%”.

“Resta indispensabile – conclude Borghi – un contributo sulle eccedenze di magazzino, sotto forma di credito d’imposta del 30% delle rimanenze come pure è indifferibile anche un intervento sull'abbattimento del costo dei canoni di locazione”

Nuove zone rosse per Emergenza Covid: Un dramma per il retail della moda nel bel mezzo dei saldi

”Danni all'intera filiera della Moda. Senza interventi immediati, l'apocalisse dei negozi di abbigliamento, calzature, pelletterie e accessori sarà inevitabile”

Nel primo giorno di una Milano Fashion Week in edizione virtuale, le notizie di un ritorno in fascia rossa per la Lombardia, la Sicilia e la Provincia autonoma di Bolzano scuotono la capitale della moda.

“Una scelta che rischia di affondare l’intera filiera, in un momento cruciale per il settore – afferma Renato Borghi, presidente di Federazione Moda ItaliaConfcommercio. I saldi sono partiti con il freno tirato per le forti apprensioni degli operatori alle prese con uno slalom di paletti e aperture a geometria variabile e la dilagante confusione generata dai decreti anche nei consumatori. Il 91% delle imprese intervistate evidenzia un preoccupante decremento delle vendite, con sei imprese su dieci che dichiarano un calo tra il 50 e il 90%”. “Dopo aver perso quella marginalità di sussistenza nel pieno della stagione – prosegue Borghi – per cause dovute certamente al minor reddito disponibile dei consumatori; all’eccessivo utilizzo dello smart working nel pubblico e nel privato; alla totale assenza dello shopping tourism; al venir meno delle occasioni d’incontro di lavoro e nel privato (pranzi, cene, feste, cerimonie, cinema, teatri, musei, “Prima della Scala”, piscine, palestre, ecc…), perdiamo ora anche la liquidità dei saldi che permette ai negozi di effettuare gli ordini alla produzione per le collezioni autunno/inverno 2021/2022, con ovvie ripercussioni sulla manifattura e sul Made in Italy”. “Per evitare l’apocalisse del retail della moda – conclude Borghi – servono misure shock per sostenere in modo concreto la continuità dei negozi attraverso un contributo sull’effettiva perdita di fatturato e per la rottamazione dei magazzini con un credito di imposta pari al 60% del valore di acquisto delle merci invendute”.

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L’assenza di turisti stranieri sottrae allo shopping a saldo circa 800 milioni

Federazione Moda Italia-Confcommercio: "+21% di spesa media per famiglia, ma ancora lontani dal periodo pre-covid"

Saldi estivi 2021, sabato 3 luglio si inizia in Piemonte

Ricchiardi, “attendiamo i clienti con i servizi che soltanto i negozi di vicinato possono offrire, per la categoria una boccata d’ossigeno dopo l’annus horribilis”

Saldi estivi 2021, in Piemonte si inizierà sabato 3 luglio

Ricchiardi, “la delibera regionale arrivata dopo il confronto positivo con le regioni confinanti – Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna – per evitare possibili migrazioni, con la speranza che possano aiutare la Categoria”

“Tavolo della Moda”, da Giorgetti un impegno per le riaperture

Per il ministro dello Sviluppo economico “è giusta la proposta di permettere l’apertura dei punti vendita anche in zona rossa, con la possibilità di entrare solo per appuntamento”. Federmoda: “dal ministro un segnale di attenzione importante”.

Celebrata a Cuneo l’ottava edizione della Giornata nazionale “Legalità ci piace!” in collegamento streaming con Confcommercio nazionale

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